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HandyNews | Arteterapia con finalità Terapeutiche

HandyNews | Arteterapia con finalità Terapeutiche
In questo articolo, a seguito dell’intervista a Liliana Brivio, arteterapeuta e formatrice di “ArTea (Arteterapeuti Associati )”, vi vorrei parlare di arteterapia.

L’ arteterapia, come mi ha spiegato Brivio, è un metodo di utilizzo di materiali, tecniche e criteri di decodificazione dell’arte grafica, plastica, pittorica e dei new media (collage e video) con finalità preventive, riabilitative e terapeutiche.

L’arteterapia, assieme a teatro terapia, musica terapia e danza terapia, rientra nel gruppo denominato “artiterapie”.

L’arteterapia può essere svolto nella scuole, nelle carceri, nei centri  antiviolenza, negli ambiti di psichiatria e nei reparti oncologici per bambini e adulti.

Achille De Gregorio, maestro pioniere dell’arteterapia italiana, affermò che questa attività nasce dall’incontro fra arte e terapia dove l’attenzione è rivolta alla decodificazione del linguaggio come specchio delle vicende interne e relazionali della persona che sta svolgendo questa terapia: il terapeuta conduce gli utenti alla realizzazione di manufatti artistici per poi studiarli.

La figura dell’arteterapeuta non va confusa con quella di un medico o di un psicologo.

Lo studio del manufatto artistico avviene attraverso 3 “step”:
- analisi dell’utilizzo delle linee, delle forme dei colori e dello spazio;
- analisi della relazione intercorsa con l’utente e il terapista e/o con altri utenti, focalizzandosi su cosa viene detto durante l’attività;
- analisi del messaggio trasmesso attraverso il manufatto.  

L’arteterapia aiuta la persona a raggiungere i propri obiettivi attraverso la conoscenza di sé o delle relazioni col mondo esterno.  

L’arteterapia non sostituisce la medicina tradizionale, ma la integra, perché si occupa del vissuto psicosociale e dell’immaginario della persona in difficoltà. Una crescita equilibrata avviene quando c’è “armonia” tra mente, corpo, emozione e immaginario.

Basandosi sull’esperienza personale raccontata da Brivio, i ragazzi diversamente abili, durante l’arteterapia, parlano delle proprie relazioni, della propria visione del mondo e della loro disabilità. Alcuni  sono a conoscenza della loro condizione e la esprimono anche attraverso l’arte. L’arteterapeuta, durante l’analisi dei manufatti, ha potuto conoscere gli obbiettivi prefissati dagli utenti e seguendoli li ha aiutati a raggiungerli attraverso l’arte.

Anche con persone con una disabilità grave (che non vanno oltre le macchie di colore), è possibile fare dei percorsi, perché le masse cromatiche studiate possono dare informazioni sull’utilizzo degli spazi, sugli schemi usati, sulla modalità di utilizzo delle linee e delle loro direzioni che fanno intendere che non sono stati fatti in modo casuale.  

Nei casi di disabilità, l’arteterapia non si occupa di ciò che manca ma ciò che c’è costruendo percorsi su ciò che si “legge” nei manufatti artistici.

Concludo dicendo che ho deciso di trattare quest’argomento perché a 13 anni anch’io l’ho fatto e visto che l’esperienza mi è piaciuta, spero un giorno di rifarla.

Un saluto,

Ruggiero Curci

 

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