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Luoghi Scomparsi: La Chiesa di Santa Marta

Luoghi Scomparsi: La Chiesa di Santa Marta
Con il passare del tempo, alcuni edifici di Sant'Angelo si sono modificati, altri  completamente scomparsi. Ed è questo il caso della Chiesa di Santa Marta.

L’edificio era attiguo alla vecchia chiesa parrocchiale e occupava l’angolo fra le attuali via Semenza e via Orsi, un tempo vicolo del Campanile.

Le prime notizie, desunte dall’archivio parrocchiale, risalgono al 1530, e fanno riferimento alla Chiesa di Santa Maria della Misericordia all’ospedale (ospizio) dei Disciplini di Santa Marta, una vecchia confraternita.

Alla Chiesa era annesso un ospizio per i pellegrini. La via adiacente all’ospizio era, infatti, chiamata vicolo dei pellegrini.

Il locale dell’ospizio dei pellegrini, divenuto proprietà dei Conti Bolognini, verso la fine del 1700 fu trasformato nell’albergo della Posta, ove confluivano i viaggiatori e le diligenze per il cambio dei cavalli.

La Chiesa, dalle semplici linee architettoniche, era a tre navate, con cappelle laterali e piccolo campanile sul fianco destro in prossimità dell’abside; la facciata a “capanna” presentava un frontone triangolare, incorniciato da modanature, sotto il quale si apriva un ampio finestrone a profilo semicircolare che sovrastava il portale d’ingresso.

Nei documenti d’archivio questo luogo di culto è più volte ricordato per la presenza di un importante affresco di scuola lombarda attribuito a un ignoto artista dei primi decenni del secolo XVI, riportato su tela, raffigurante la Madonna della Misericordia o della Mercede assisa in trono col bambino Gesù, proveniente dalla Chiesa parrocchiale quattrocentesca e ora conservato in Basilica nella cappella del Santissimo Sacramento.

Nella Chiesa di Santa Marta, nell’anno 1530, era presente la confraternita dei “Disciplini” congregazione religiosa così chiamata per l’applicazione di rigide regole liturgiche e spirituali, i cui aderenti ponevano attenzione alle opere di carità, praticate soprattutto attraverso l’assistenza agli infermi e ai bimbi abbandonati.
 
Nel 1719 fu eretta la Confraternita di Santa Maria della Misericordia, un’associazione che aveva nelle proprie regole il culto mariano che rendeva concrete forme di solidarietà, carità, fratellanza e l’assistenza ai pellegrini.

Nel 1925 la Chiesa venne chiusa al culto e successivamente fu venduta e demolita.

Di questo edificio  rimangono, nel museo della basilica la statua di Santa Marta, ritratta nella tradizionale iconografia in veste monacale con secchiello e aspersorio nelle mani, mentre sul campanile della chiesa di Santo Stefano a Maiano risuonano ancora le campane di Santa Marta.

Vicinissimo alla chiesa sorgeva un recinto a pianta ovale e di garbata architettura settecentesca chiamato “il Mortorietto” che lo storico Sobacchi Pedrazzini così descrive: «Vicinissimo alla detta chiesa sorge un recinto di forma ovale e di gentile architettura, con un porticato sostenuto da colonne di granito, e sotto il pavimento d’ogni porticato risuona il vuoto di una tomba».

Si tratta del "Cimitero Veccchio" che fu costruito dal prevosto Carlo Fruttaroli verso la metà del secolo XVIII per accogliere le ossa dei morti già seppeliti in chiesa o nel sagrato, che venivano trasferiti per lasciare posto agli altri.

Purtroppo venne in seguito demolito e l'area fu incorporata nella proprietà delle Suore Missionarie del Sacro Cuore.

Fonti Bibliografiche:

- "Una Borgata Storica" di Giacomo Bascapè.
- Articolo "La Cordata" di Beppe Roberti


Sopra a destra il Campanile della Chiesa di Santa Marta.
In copertina la ricostruzione della facciata della Chiesa di Santa Marta.

 

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