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Cosa accade quando Casanova visitò il Convento di Sant'Angelo?

Cosa accade quando Casanova visitò il Convento di Sant'Angelo?
Con il passare del tempo, molti edifici della nostra città si sono modificati o sono completamente scomparsi.

E' il caso della Chiesa di Santa Chiara, le cui ultime vestigia sono oggi rintracciabili all’angolo di Viale Partigiani e Via Monsignor Rizzi.

Dopo la sua soppressione, la chiesa fu acquistata dal sig. Tassi, che la lasciò in eredità al parente Zaccaria Savarè il quale la trasformò in sala teatrale con il nome di Teatro Savarè.

Ma cosa sappiamo di questo edificio sacro? Le notizie in nostro possesso sono poche e frammentarie.

La Chiesa faceva parte del complesso monastico delle Clarisse Cappuccine di Santa Chiara le cui origini risalgono al 1655 circa «quando poche giovani “citelle” di S. Angelo cominciarono a portare l’abito di francescane” e, che nel maggio del 1670 vennero ufficialmente riconosciute dal Vescovo di Lodi come “Cappuccine"».

Valutando la superficie che occupava, si può presumere che fosse ad un’ unica navata con abside semicircolare.
Il convento si sviluppava sulla sinistra della chiesa inglobando anche parte dell’area del giardino adiacente alla torre Girona.

Il convento, posto sotto il patronato dei feudatari Bolognini, per circa due secoli ha avuto un ruolo importante all’interno della comunità santangiolina, passando dalle dodici converse dei primi anni ‘600 alle venticinque religiose al momento della soppressione avvenuta nel 1782, causata dalle difficoltà economiche e dallo scarso numero delle monache.

Un fatto curioso della storia del convento è legato al nome dell’avventuriero Giacomo Casanova, che nel marzo 1763, ospite dei feudatari conti Attendolo Bolognini nel Castello di Sant’Angelo, ebbe il permesso di accedere al convento delle Cappuccine.

La famiglia Bolognini, che aveva diritto esclusivo a visitare il convento, portò il grande amatore a vedere la bella penitente: una ragazza che aveva vissuto due anni a Milano e con una tal fama di bellezza che venivano dalle città vicine apposta per vederla.

L’imperatrice Maria Teresa, che non aveva mai potuto perdonare le bellezze mercenarie, la fece rinchiudere in convento dopo averla fatta arrestare.

Casanova racconta nelle sue Memorie che la giovane, alla quale in convento era stato assegnato il nome di Maria Maddalena, quando lo vide gli urlò quasi impazzita di andarsene perché lui era il peccatore e tentatore che, più di lei, avrebbe meritato di essere rinchiuso.

Questo fatto turbò tutti i visitatori e lo stesso Casanova, che se ne andò con le lacrime agli occhi.

A possibile conferma della veridicità delle memorie casanoviane, è incluso nell’elenco delle monache presenti nel convento nel 1763, in ultima posizione, il nome di Maria Maddalena Tibaldi.
Entrata in convento nel 1761, Maria Maddalena vi rimase fino al 1764 e poi se ne persero le tracce.

I documenti del convento evidenziano la durezza delle regole, le difficoltà economiche e lo scarso numero delle monache che ne causarono la soppressione.

Nessun estraneo poteva entrare alla presenza delle suore, che vivevano nella preghiera e nella penitenza più rigida.

Molte suore erano natie di Sant'Angelo. Vi entravano molto giovani e solo eccezionalmente si accoglievano anche penitenti o convertite.

Fonti Bibliografiche:

- "Una Borgata Storica" di Giacomo Bascapè.
- Articolo "Il Ponte"  di Stefano Feroci.
- Articolo "La Cordata" di Beppe Roberti


 

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