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Giacomo Casanova fu ospite nel Castello di Sant'Angelo

Giacomo Casanova fu ospite nel Castello di Sant'Angelo
Giacomo Casanova fu ospite degli Attendolo Bolognini nel Castello di Sant'Angelo Lodigiano nel 1763.

Egli, che aveva conosciuto a Torino un Attendolo Bolognini, era stato invitato a trascorrere qualche tempo nella sua casa di Milano e poi nel Castello di Sant'Angelo.

Nelle sue memorie descrive il Castello trascurato e quasi in stato di abbandono e parla delle condizioni di vita relativamente modeste dei Conti che lo abitavano, ben lontane dal fasto originario.

Così scrive il Casanova:

"Il Castello feudale della città di Sant' Angelo è una costruzione che risale almeno ad otto secoli, ma non offre allo sguardo nessuna regolarità che consenta di stabilirne lo stile e la fondazione. Esso si compone di un pianterreno, di un primo piano dove sono vari appartamenti dai soffitti altissimi e di un granaio".

"Le mura erano sgretolate in molti punti e le scale a grandi lastre di pietra erano così logore che non si potevano salire o scendere senza grande precauzione".

"Le finestre non nuocevano all'insieme ma erano prive di vetri; i telai in molti punti non ne avrebbero sopportato il peso onde rimanevano abitualmente aperte; per fortuna il clima era mite!".

 "Quell'edificio era un palazzo più che un Castello, poiché non era munito di torrette né di altri attributi feudali salvo lo stemma gentilizio della famiglia, ben custodito, che faceva bella mostra di sè sul portone principale".

"Nondimeno, nel palazzo c'erano alcune stanze servibili che costituivano gli appartamenti dei padroni abituali: il Conte Ambrogio che abitava il Castello tutto l'anno e un terzo fratello, ufficiale nelle guardie Vallone di Spagna. Essi, è inutile dirlo, stimavano il proprio Castello superiore a qualsiasi edificio".

Ma la descrizione del Castello, al quale egli male informato attribuiva otto secoli di vita, non è esatta.
Il Casanova non si rese conto che l'apparente mancanza di unità stilistica era dovuta ai successivi adattamenti e variazioni fatte nel corso dei secoli per necessità soprattutto militari e anche, in parte, per esigenze famigliari, essendosi via via la famiglia estesa ed avendo dovuto formare nuovi appartamenti. In realtà, esaurito il suo valore strategico, la rocca era divenuta una grossa casa per abitazione e per l'amministrazione dei possedimenti agricoli, e soltanto alla fine del secolo XIX e al principio del XX fu ben restaurata.

II conte Ambrogio, che in realtà era Paolo (Casanova ha sostituito tutti i nomi), viveva nel Castello con la moglie Onorata e due cognate nubili: una bella, che il "Cavaliere di Seingalt" chiama Clementina, e l'altra, Eleonora, a suo dire insignificante.
Si trattava delle sorelle Gandini, Angela e Fulvia, di modesta nobiltà lodigiana.

Casanova guardava Clementina, timida e silenziosa innocente e dolcissima ventiduenne che lo sedusse e fu sedotta. Egli scoprì di avere per la giovane non solo un’attrazione passionale ma anche una grande affinità intellettuale e spirituale: Angela lo sorprendeva piacevolmente con le sue cognizioni letterarie e mitologiche, rimaste fino ad allora nascoste.

Proprio nell’ultima sera che passarono insieme al Castello, prima di partire, l’avventuriero disse ad Angela le seguenti parole: partirò adorandoti e se la fortuna in Inghilterra mi sarà favorevole, l’anno prossimo mi vedrai di nuovo qui. 
La fortuna gli fu avversa e l’avventuriero non tornò mai più a Sant’Angelo, terminando la sua esistenza nel castello di Dux in Boemia.

La vicenda del soggiorno di Giacomo Casanova a Sant’Angelo, è ben raccontata nel bel libro del santangiolino Achille Mascheroni “Casanova, liturgia della seduzione”.

Nel Castello Morando Bolognini ancora oggi è possibile visitare la Stanza Veneziana dove la tradizione vuole abbia soggiornanto Giacomo Casanova durante la sua permanenza a Sant'Angelo.


Rif. Bibliografici:

- Giacomo C. Bascapè - Una borgata storica - 
- Stefano Feroci, sudioso fiorentino e casanovista appassionato



 

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