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La grande alluvione del 1905 che colpì Sant'Angelo

La grande alluvione del 1905 che colpì Sant'Angelo
La primavera del 1905 fu particolarmente piovosa, specie nel Nord d'Italia, e in varie parti del Paese i fiumi ruppero gli argini causando una grande alluvione.

Anche il Lambro fece la sua parte e Sant'Angelo fu colpita da una inondazione che portò alla distruzione dell'impianto idro-elettrico Origoni, situato in via Molino.

Giovanbattista e Giuseppe Origoni, due ingegneri milanesi, nel 1904 acquistarono il Mulino Grande di Sant'Angelo, posto sulle rive del Lambro Meridionale, al fine di trasformarlo in uno stabilimento idro-elettrico.

L'acqua del fiume avrebbe ora alimentato le turbine idrauliche dello stabilimento per creare l'elettricità nel nostro territorio estendendo poi la rete ai paesi limitrofi.

Avendo parecchia disponibilità finanziaria, al fine di rendere l'impianto più produttivo, fu costruito un canale a fianco del fiume per raccoglierne le acque e sopperire ai periodi di magra. Tale canale era diviso dal fiume da una parete di terreno sabbioso.

Nel maggio del 1905, quando i lavori di ristrutturazione erano ormai ultimati, piovve per molti giorni e le acque del fiume si alzarono notevolmente e premettero fortemente contro la parete di terra sabbiosa che divideva la riva del fiume da quella del nuovo canale.

La mattina del 15 maggio, alle 4.30, a causa di una falla prodottasi nel terreno friabile della parete, la forza delle acque ebbe la meglio. La parete artificiale fu travolta e il fiume esondò violentemente inondando alcuni caseggiati del Mulino Grande che si trovavano sulla riva.

Nella officina Origoni gli operai che lavoravano al turno di notte si accorsero immediatamente di quanto stava accadendo e riuscirono a dare l'allarme permettendo a tutti gli abitanti delle case di salvarsi.

Appena in tempo: molte abitazioni, travolte dalla furia delle acque, si sfasciarono qualche istante più tardi.
Il corso del fiume non si riconosceva più, tutta la zona era ora coperta dall'acqua, e l'opificio Origoni si ergeva, isolato, in mezzo ad essa (vedi foto copertina).

Sul posto accorsero i pompieri locali alla ricerca di persone da salvare e nel tentativo di recuperare dal fiume ciò che era possibile: attrezzi da lavoro, carri, mobili, botti e quant'altro la forza del fiume aveva strappato agli uomini.

Verso le 11,00 sprofondò crollando un'altra ala del fabbricato Origoni trascinando con sè una pesantissima dinamo installata da pochissimo tempo.

Giunto sul luogo del disastro un giornalista, descrisse così lo scenario che aveva davanti agli occhi:" Immense praterie allagate ed essere passato per stradicciole impraticabili a cagione dell'enorme pontiglia che infanga fino al ginocchio, vedo una folla enorme di curiosi venuti da ogni località, si vedono molti alberi precipitare da una sponda all'altra, un gruppo di operai con funi, sono tutti intenti, per cercare di aprire il corso dell'acqua, ad un tratto un operaio viene travolto ma poi ripescato per fortuna (...).
Uomini e donne arrischiano la vita cercando di afferrare tutto quanto si possa".


 
I fatti ebbero ampia risonanza sulla stampa. La Domenica del Corriere, il settimanale più popolare d'Italia, chiese al suo illustratore Achille Beltrame di preparare la tavola per la copertina del 28 maggio 1905 (anno VII, n. 22).
Il quadro racconta con efficace sintesi lo sgomento davanti alla distruzione e la reazione attiva dei soccorsi.

Nel giornale si può leggere: "Fra i paesi più danneggiati è Sant'Angelo Lodigiano, non lungi da Lodi, sul fiume Lambro che si gonfiò e ruppe l'argine demolendo e inghiottendo il vasto stabilimento idroelettrico Origoni con annesso mulino, oltre ad abbattere diverse case. Il nostro disegno a colori ritrae appunto i danni dell'inondazione a Sant'Angelo".






BIBLIOGRAFIA:

Articolo "Il Ponte" di Giancarlo Belloni
Articolo "La Cordata" di Marco Danelli


 
Con le foto di Ilario Scotti, che riportiamo di seguito, ricordiamo anche l'esondazione del Lambro del 2014 che ha coinvolto Sant'Angelo.
 

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