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Luoghi e curiosità: la Storia di Villa Cortese

Luoghi e curiosità: la Storia di Villa Cortese
A Sant'Angelo Lodigiano, nel rione di Santa Maria, alla confluenza di Via Costa e Via Cogozzo, è situata una graziosa Villa ottocentesca di buona architettura neoclassica che prende il nome da Francesco Cortese, sindaco della città dal 1864 al 1868.

La Villa, ora di proprietà del Comune, racchiude tra le proprie mura secoli di storia.

Dal  XV al  XVIII secolo, prima che la Villa fosse edificata, l’area ospitava il convento di Santa Maria degli Eremitani di Sant’Agostino, da cui deriva il nome con il quale ancora oggi viene designato l’intero rione.

Sul finire del Settecento il convento fu oggetto di spoliazioni ed espropri che costrinsero gli Agostiniani ad abbandonare l’edificio.

La proprietà dell’area passò allora con tutta probabilità a Giovanni Battista Sommariva, scaltro santangiolino che occupò per qualche tempo una rilevante posizione di governo nella Repubblica Cisalpina. Sommariva morì nel 1826, lasciando i propri beni al figlio Luigi. Fino a quella data il monastero e la chiesa furono lasciati andare in rovina. Poco dopo vennero fatti abbattere dai nuovi proprietari che, su quello stesso terreno, fecero erigere la Villa.

Alcuni anni più tardi l’immobile passò ai Bolognini, quindi al marchese Fossati e successivamente a Francesco Cortese. 

Ma chi era Francesco Cortese, sindaco di Sant'Angelo, dal quale prese il nome la Villa?

Francesco Cortese nacque nel 1816 a Codogno.
Animato da un fervido spirito religioso, entrò nel Seminario vescovile di Lodi ma per la malferma salute dovette uscirne a sedici anni.

Frequentò l'Università di Pavia ove conseguì la laurea in giurisprudenza.

Nel 1844 sposò Virginia Sala a Sant'Angelo, luogo che gli era particolarmente caro.

Una grave malattia lo colpì nel 1851 e dovette rinunciare alla carriera.

Nel 1855 in Lombardia erano scoppiati molti casi di colera e Francesco e la moglie Virginia decisero di recarsi a Vimercate, ove avevano una residenza, per assistere i malati.

Finita l'epidemia i due coniugi si recarono a Monza e nel 1862 si stabilirono a Sant'Angelo; Francesco fu eletto sindaco e  qui trascorse i suoi ultimi anni.

Morì nel 1868 tra l'unanime dolore della popolazione che lo amava come sindaco saggio e prudente, come amico dei poveri e dei sofferenti, come cristiano esemplare e gene­roso benefattore. 

Tornando alla Villa, il Cortese l'acquistò dal Marchese Fossati e, visto che la preesistente cappella intitolata alla Madonna della cintura era troppo misera, edificò un santuarietto, decoroso e raccolto, di stile neogotico dedicato alla Vergine che, nel 1846 sulla montagna della Salette, apparve ai pastorelli.

Vi pose un altare di marmo con gruppo scultoreo rappresentante l'apparizione e la dotò di tutto il necessario.

Nel 1863 la cappella fu benedetta e consacrata daI vescovo di Lodi Mons. Benaglia che fu il primo ad iscriversi nella confraternita della Salette.

Nella cappella il devoto gentiluomo e la moglie ascoltavano ogni giorno la Messa, ricordando i pellegrinaggi fatti a Roma, al famoso santuario svizzero di Einsiedeln e soprattutto a quello della Salette.

La confraternita fiorì e la gente del borgo fre­quentò assiduamente la nuova cappella.
Non mancarono notizie di grazie di guari­gioni prodigiose.


BIBLIOGRAFIA:

- "Una Borgata Storica" di Giacomo Bascapè
- Articolo "Il Ponte" di Lorenzo Rinaldi

Foto di Copertina: Villa Cortese prima dei restauri.




 

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Riproduzione Riservata

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