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Saviano parla di Santa Francesca Cabrini a “Che tempo che fa”

Saviano parla di Santa Francesca Cabrini a “Che tempo che fa”
Domenica sera, lo scrittore Roberto Saviano, ospite del programma "Che tempo che fa" di Fabio Fazio su Rai 3, ha parlato di Santa Francesca Cabrini, una delle protagoniste del suo ultimo libro "Gridalo".

Riproponiamo  le parole di Roberto Saviano sulla Santa Lodigiana:

«Francesca era una suora cresciuta tra le famiglie povere del lodigiano a metà dell’800. Era una maestra e iniziò a fondare scuole per accogliere le bambine senza genitori, che essendo rimaste da sole erano destinate alla strada. Lei raccoglie queste bambine e inserisce munizioni nei loro zaini: non sono proiettili, ma conoscenza, numeri, segni, parole. Quelle erano le armi che le avrebbero aiutate a difendersi. Perché Francesca sapeva che l’unico modo di ridisegnare il mondo è l’alfabeto.

Nel 1889 viene mandata in missione negli Stati Uniti per portareassistenza agli immigrati italiani.

I viaggi dei migranti per le Americhe erano infernali: si crepava di fame, di freddo, di sofferenza in terza classe. E Francesca comincia già dal viaggio sulla nave a portare conforto a questi italiani che, dopo l’abolizione della schiavitù,
vanno negli Stati Uniti per diventare i nuovi schiavi degli americani bianchi. Gli italiani erano richiestissimi nelle piantagioni di cotone, perché non bevevano come gli irlandesi e sapevano lavorare meglio degli afroamericani, perché arrivavano dall’agricoltura. Siccome erano pagati alla giornata venivano soprannominati “Dagos” (da “as the day goes”), cioè come va la giornata. Ma, indipendentemente dal lavoro che facevano e da quanto guadagnavano, tutti gli italiani venivano chiamati dagos, in senso dispregiativo. Erano dagos i sarti italiani, i fruttivendoli italiani, i ciabattini italiani, i ristoratori italiani, i musicisti italiani.
Fin dal loro sbarco a Ellis Island iniziavano ad essere derisi perché firmavano i documenti di ingresso solo con una croce. Vivevano nei quartieri più miseri delle città, anche 10 in una stanza. Il razzismo nei confronti degli italiani era fortissimo e non si fermava alle parole di disprezzo: un anno prima dell’arrivo di Francesca, 11 italiani erano stati impiccati a New Orleans da una folla inferocita dopo che un tribunale li aveva scagionati dall’omicidio del capo della polizia – che in realtà era stato ucciso perché era un poliziotto corrotto finito in una faida tra due famiglie mafiose, non c’entravano nulla i 250 italiani prelevati e arrestati dopo l’omicidio.

Ma dove la legge non poteva arrivare, ci pensava il razzismo a giudicare gli italiani.
Quando Francesca Cabrini arriva a New Orleans trova questa situazione nella Little Italy locale, che lì era chiamata Little Palermo, perché erano tutti siciliani. La comunità italiana non era per nulla integrata. Del resto, nessuno a Little Palermo parlava inglese, non sapevano farsi capire se non gesticolando, e questo faceva risultare stupido anche il più acuto dei pensieri.
E infatti i giornali americani pubblicavano vignette in cui gli italiani erano ritratti con sembianze animalesche, a volte come oranghi altre come topi di fogna.

Francesca capisce che la prima cosa da fare per cambiare questa situazione è costruire scuole per insegnare l’inglese agli italiani, così potranno difendersi nei tribunali, contrattare il prezzo di quello che comprano o vendono, far valere i loro diritti.

Ma a Little Palermo mancavano gli ospedali, non c’erano le strade, non c’erano fognature, quindi la gente chiedeva a Francesca: 'Ma perché non costruisci strade e fognature prima di costruire scuole'? E Francesca rispondeva: 'Perché una strada, quando finiscono i soldi, nessuno la ripara, ma se tu formi una testa, quella poi ti può riparare molte strade'.

Non solo, Francesca capisce che gli italiani avevano molta difficoltà a imparare l’inglese perché quella per loro rappresentava la lingua dell’umiliazione, del disprezzo subito, delle frustate nei campi. Chi familiarizza con una lingua che ti dà soltanto calci? Perciò, prima di ogni lezione, Francesca si mette a lavare e pettinare i bambini, in modo che capiscano che quella nuova lingua che stavano per imparare arrivava da persone che volevano prendersi cura di loro».
 

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